Che cosa ha scritto Michele Sarfatti su Gino Bartali?

Nel corso del 2017 ho pubblicato le edizioni italiana e inglese di un mio studio documentario concernente la fabbricazione di documenti falsi per gli ebrei nascosti a Firenze durante la Shoah, compreso l’eventuale coinvolgimento di Gino Bartali nel loro trasporto da Assisi a Firenze.

Lo studio ha ricevuto commenti di vario tipo.

In alcuni casi, essi hanno proposto citazioni o sintesi del mio studio abbastanza distorte, accompagnate da considerazioni su di me abbastanza offensive.

Secondo le regole dell’imperante stato di polemica, avrei dovuto rispondere, e a tono. Ho invece scelto di considerare quelle distorsioni e quelle offese come non degne di replica.

Poiché questo mio comportamento lascia a ciascun curioso o interessato il compito di verificare autonomamente fondatezza e cristallinità di quelle citazioni, sintesi e considerazioni, ho ritenuto di compensare ciò pubblicando questa ulteriore pagina con gli indirizzi degli ‘originali’ del mio studio: http://www.michelesarfatti.it/documenti-e-commenti/gino-bartali-e-la-fabbricazione-di-carte-di-identita-gli-ebrei-nascosti-firenze, pubblicato il 17 gennaio 2017 in questa stessa sezione del mio sito, e http://www.tabletmag.com/jewish-news-and-politics/240698/italian-cyclist-gino-bartali-holocaust-investigation, pubblicato il 18 luglio 2017 sul giornale digitale statunitense “Tablet Magazine”.

Quanto al tema indagato, al momento posso solo aggiungere che, secondo segnalazioni che dovrò attentamente verificare, neanche Fausto Coppi si sarebbe attribuito dopo la Liberazione il trasporto di documenti falsi per ebrei da Assisi a Firenze.

Nello studio menziono Anna Maria Enriques Agnoletti, Mario Finzi e Maria Assunta Lorenzoni detta Tina. Possa il loro operato non sbiadire nella nostra conoscenza.

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